zeitblom:
si tende sempre di più a far salire la gradazione dei vini
È finalmente il rispetto dei disciplinari e la raccolta delle sole uve adatte alla vinificazione di qualità.
Delle aberranti leggi che hanno dominato il mercato per anni, stabilivano la tassazione su base saccarometrica e l'omologazione dei vini in base ad alcuni criteri che favorivano i produttori di massa.
Per cui risultava conveniente produrre vini da 11,5° a 12,5°.
Oggi la produzione di vino comune e di qualità omogenea non viene più incentivata e non ha più mercato internazionale, non risulta più conveniente la raccolta dei grappoli di terza, il taglio e la mescolanza dei cru.
Il risultato è la selezione dei vini in base alle caratteristiche più spinte dei singoli vigneti, la mostificazione e vinificazione a temperatura controllata e in ambiente asettico, che favoriscono la sola proliferazione dei lieviti nobili.
Quindi vini con caratteristiche uniche e tipicità spinta, dalla maturazione equilibrata, quasi esenti da difetti di produzione.
Difetti di produzione che il grado alcolico, facendo selezione dei batteri di qualità, permettendo l'eliminazione delle correzioni chimiche aggiunge una maggiore naturalezza del prodotto.
E dal grado alcolico risultante quale deve essere, senza manipolazione commerciale e fiscale.
Il vino è uno dei primi prodotti della tecnologia umana applicata all'alimentazione, insieme alla panificazione e alla produzione di latticini.
Un prodotto tecnologico che con le attuali conoscenze si è affinato e ha riconquistato il diritto ad essere gustato con il grado alcolico che naturalmente gli si addice.
Spiacente che non piaccia più ai barboni da osteria, abituati ai 12° fiscali...