Xadhoomx:
Mia madre mi racconta:
L'essere nata in una stalla.
Le giornate che passavano senza orologio, i rintocchi del lontano campanile scandivano ogni ora. Pochi avevano un orologio da tasca e gli appuntamenti si davano sempre all'ora spaccata.
Giocare tra il mais.
Mio nonno materno era un commerciante di tessuti e con quello che si produceva in cascina si faceva una vita dignitosa, anzi persino benestante.
I carretti, con quelle facce familiari, passavano sempre lo stesso giorno della settimana. Pochi soldi, molto baratto: così si ponderava il valore di ogni bene.
Il bucato fatto in compagnia, ognuno con la propria pietra, il proprio blocco di sapone comprato a blocchi o fatto in casa.
Non c'erano le paure delle auto, dei semafori. Le paure erano i temporali(i fulmini uccidono ancora oggi però), della grandine che distruggeva mesi di lavoro in un pomeriggio, che i bambini cadessero nelle bialere(l'acqua di fianco alle strade) affogando.
La scala di casa era esterna e, salendo d'inverno, il vento spegneva la lampada. La stanza di mia madre nelle notti invernali aveva le pareti che brillavano: era il ghiaccio formatosi dalla condensa.
Il medico della zona aveva il cavallo più veloce di tutti, e quando arrivava era come vedere una Ferrari oggi.
Mia madre mi racconta di suo nonno che faceva un mestiere scomparso: il raccoglicapelli. Girava a piedi per vallate e vallate e comprava i capelli, poi tagliati, delle contadine. Li separava, puliva ed ordinava e quindi li portava fino a Cuneo dove venivano fatte parrucche per le signore di Torino.
Non si era mai visto un "moru", ma i cinesi c'erano già e riparavano le pentole come gli zingari, che all'epoca erano rispettati da tutti per la loro capacità di fabbri e stagnini. Avere la prima figlia a 21 anni.
Mio padre mi racconta:
Crescere senza madre. Sempre da parenti o in collegio.
Al mattino svegliarsi con il bicchiere di acqua ghiacciato. Il correre con l'erba più alta delle spalle. Il bagno sul balcone(anche a Torino). Il latte appena munto al mattino con il caffè ed il pane(è da 67 anni che fa colazione sempre e sempre con il caffè e latte). Gli ultimi rastrellamenti dei nazifascisti. L'odio verso gli inglesi che bombardarono ingiustamente il centro di Torino, facendo quasi perdere ogni avere alla sua famiglia. Il rumore delle fabbrichette con magli, presse, torni. Il mattarello sui piedi al mattino per farlo andare a lavorare. Vedere Torino che brucia sotto le bombe. Dormire in 8 bambini in un letto matrimoniale. Giocare con le figurine e vincerne sempre di più. Trovare proiettili inesplosi. Ricordare la periferia di Torino come immensi prati. Piazza Castello come rotonda con doppio senso di circolazione. Via Garibaldi con i tram.
Fare il militare con i residuati americani: Garand M1, scarponi chiodati. Dormire nella neve a 0°C come gli alpini veri, i comandanti che facevano i salti per come sparava bene. Le giornate in fureria dove ha imparato a fare libri paga e gestire moltissime persone e moltissimi dati in maniera organizzata ed efficiente.
Di prima battuta sembrano tutte cose semplici, ma spesso mi chiedo: io ne sarei capace? Sarei in grado di sostenere la vita così? Si sta davvero meglio ora?